All I Need

Era finita in basso, molto in basso…lo sapeva. Sapeva anche che non avrebbe mai potuto risalire la grande parete rocciosa che aveva alle spalle, insomma…aveva scelto quel luogo apposta! Con la montagna alle spalle, non c’era pericolo di venire attaccata da quel lato. La capanna che era riuscita a costruire per ripararsi si reggeva a stento all’inizio, ma col passare del tempo e a furia di costruire ancora e ancora e ancora, aveva trovato un modo per farla resistere alle intemperie dell’inverno, c’era voluto tanto lavoro e tanto freddo, ma alla fine ce l’aveva fatta, o forse si era soltanto abiutata a quel freddo pungente dell’inverno.

In estate le cose erano relativamente più facili, non c’era bisogno del fuoco se non per mangiare e il caldo, si combatteva facilmente con dei tuffi veloci nel fiume che scorreva poco distante da li.

Era sola, ma andava avanti, magari qualcuno prima o poi si sarebbe accorto di lei, qualcuno sarebbe passato in quel luogo e l’avrebbe salvata. Certo, quando si lasciava prendere dallo sconforto era tremendo,  ma alla fine dopo una notte, ricominciava da capo, costruiva ciò che era stato distrutto e cercava di usare tutti i suoi pensieri per sopravvivere.

I suoi pensieri erano l’unica cosa che aveva, l’unica via d’uscita, ma a volte non bastavano, semplicemente c’era bisogno di qualcos’altro. Compagnia? Molto probabilmente… ma non c’era nessuno lì.

Una mattina delle voci arrivarono alle sue orecchie, troppo poco abituate oramai ai suoni umani. I suoi della natura le avevano fatto compagnia per tutto quel tempo, aveva anche smesso di parlare da sola da mesi e non ricordava più nemmeno il suono della sua stessa voce, così quando le avvertì fu sicura di essere diventata pazza.

“Ehi! C’è qualcuno lì sotto!” la voce arrivò dal cielo, era limpida e cristallina.

“Oh Povera piccina! Presto, va a cercare aiuto! Sta tranquilla piccola Cara! Adesso ti tiriamo via da lì!”

Lei guardò sulla rupe, una signora di mezza età con una cascata di ricci biondi era affacciata sul precipizio e la guardava sorridendo, lei invece la fissava ad occhi sgranati, il suo cuore batteva troppo veloce e le rimbombava nelle orecchie.

Dopo due giorni di tentativi, qualcuno…un ragazzo, legato ad una corda scalò tutta la rupe, lentamente ma con costanza, non si fermò nemmeno un secondo fino a che non l’ebbe raggiunta.

Si guardarono, lui le sorrise e le tese la mano: “Vieni con me, ti porto via da qui”

Lei non capiva, le sembrava tutto così irreale, forse era veramente diventata pazza. Rimase ferma e immobile, tremando leggermente, lui la comprese, era stata sola per così tanto tempo che doveva essere difficile per lei, riabituarsi al contetto umano.

“Non ti faccio niente, davvero…puoi fidarti”

Lei scosse la testa con decisione, si picchiò la mano sulla fronte e andò a sedersi davanti alla sua capanna di fortuna.

Era certa che fosse solo un allucinazione e che quel ragazzo non l’avrebbe fiorata, e non le avrebbe più parlato.

 

 

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